Italiano lingua esotica

ciaopresso

Una cosa che può stupire è la diffusione dell’uso a fini commerciali e pubblicitari della lingua italiana in Giappone. Ciò deriva probabilmente dal fatto che, al pari del giapponese, l’italiano ha molte vocali, e risulta quindi facilmente leggibile e pronunciabile per i giapponesi. Al contempo le sonorità e la musicalità dell’italiano risultano gradevolmente esotiche ed evocative. Non sempre il significato della parola italiana sembra avere un ruolo, altre volte l’apparente italianità è frutto di errore.

Per esempio nella foto sopra si vede un bar della stazione di Nara, dove “Caffè Ciao Presso” risulta pura evocazione di italianità senza particolari significati, tranne l’allusione monca al caffè espresso.

felicita

“Felicità” è un locale di Kyoto, non ricordo di che tipo, ma qui il significato appare avere un ruolo più adeguato come nel successivo “Fantasia”, locale di Mito.

fantasia

 

figo

“Figo” è un locale di Hiroshima, in prossimità del Parco della Pace. In questo caso non è chiaro se l’allusione al significato sia voluta.

gusto

“Gusto” invece potrebbe benissimo essere il nome di un ristorante anche in Italia, qui l’insegna di un ristorante di Nikko.

porche

Nel caso del Sanjo Bar “Porche” di Kyoto, probabilmente intendevano Porsche, in ogni caso il locale non era popolato di avventrici particolarmente disinibite.

domani

Un altro settore dove l’italiano tira è quello dei veicoli, qui vediamo la Honda “Domani”, nome indubbiamente azzeccato per un’auto.

lafesta

Più farraginoso sembra invece “Lafesta” per questa Nissan, ma se non altro il proprietario potrà orgogliosamente affermare “mi son fatto la festa”, mentre il derubato, con amara ironia commenterebbe “mi han fatto la festa”.

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Evoca invece il film “Il sorpasso” questa “Passo”, sorprendentemente in esposizione all’interno di un grande magazzino di Hitachi.

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Decisamente poco politically correct, di questi tempi, lo scooter “Vino”, anche se la contiguità con la panchina abitata da un barbone fuori dalla stazione di Shinjuku qualche recondito significato deve per forza averlo.

presso

Questa insegna su un edificio di Mito non so cos’è, ma è una conferma che la locuzione “Presso” piace molto, probabilmente per il suo suono.

pura

Benzina Shell “Pura” in un distributore di Kyoto, potete star quindi certi che non è taroccata.

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E il “Furbo Design” indubbiamente ha un suo appeal e lo sfoggia da questa vetrina espositiva di un grande magazzino di Hitachi.

polka

Questo è invece un errore, intendevano Polka. La foto è presa a Hiroshima.

“Fukushima, l’anno zero” di Naomi Toyoda, Jaka Book, Milano, 2014

copertina fukushima anno zero

Approssimandosi il quarto anniversario di un disastro le cui proporzioni e il cui esito non sono ancora noti ho letto il fotoreportage di Toyoda, uscito nel 2012 in Giappone e in Italia l’anno scorso.

Come è comprensibile si tratta di una fotografia diversa da quella patinata cui ci hanno abituato la moda e la pubblicità.

fishing boats

La devastazione dello tsunami, il dolore dei sopravvissuti, gli sforzi titanici dei soccorritori, la strage degli animali nelle zone evacuate, controlli radiologici sui bambini, stazioni abbandonate lungo il tratto interrotto della Joban Line, pescherecci scaraventati come giocattoli rotti in mezzo alla campagna.
Pubblichiamo qui solo alcuni esempi a bassa risoluzione di quanto può essere crudamente eloquente questa fotografia, ma proprio per questo così vera, e di una verità di cui, proprio in relazione a questa vicenda, abbiamo grande bisogno.

geiger landscape

“Fukushima, l’anno zero” non è però solo un libro fotografico, Toyoda calca il terreno rischiando in proprio e ci riporta interviste e notizie di prima mano senza autocensurarsi. Vicende particolari, come quella degli allevatori del Comune di Iitate, appena fuori dalla zona di evacuazione, abbandonati a se stessi senza informazioni, risarcimenti e sospensione dei mutui, ma con il divieto di commercializzare i loro prodotti. E con la disperazione, che porterà alcuni al suicidio.

E vicende più generali, come lo sconcertante atteggiamento delle autorità che non distribuiscono le pastiglie di iodio, che pure avevano stoccato in grandi quantità proprio per eventi come questo, e che diffondono notizie false come “se la contaminazione non supera i 100 milliSievert/ora non ci saranno conseguenze sulla salute”.

Nelle vicende ambientali assistiamo sempre, in tutto il mondo, allo stesso meccanismo per cui le autorità pensano innanzitutto, se non esclusivamente, a non diffondere il panico. E le autorità giapponesi non fanno eccezione, nonostante abbiano a che fare con uno dei popoli più disciplinati e ordinati del mondo.

Una delle affermazioni più incredibili degli esperti governativi che ci riferisce Toyoda è: “Se uscite alla pioggia e vi bagnate la cosa è assolutamente sicura e non avrà alcuna conseguenza sulla vostra salute”. Come se ogni anno migliaia di bambini di tutte le scuole del Giappone non portassero 1000 gru di carta al monumento di Sasako Sadaki, la bambina di Hiroshima morta di leucemia per aver preso la pioggia sporca.

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Del resto ancora oggi, a distanza di quattro anni, non abbiamo notizie precise né sullo situazione a Fukushima Daiichi, né sul modo in cui le autorità e l’impresa intendano risolvere il problema.
Solo l’anno scorso è iniziata, molto lentamente, la rimozione delle barre di combustibile esausto dal reattore quattro, mentre precedentemente ci si era limitati a inscatolare acqua radioattiva assumendo come operai i barboni.

Grazie Toyoda.

Quando il ricordo fotografico diventa documento

di Luciano Motta

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Queste belle immagini che Mario propone dal suo vasto repertorio di foto scattate durante i suoi viaggi in Giappone svelano la ricchezza del suo “lavoro”, non sono fotografie da turista “punta e scatta”, bensì un lavoro degno di un reportage fotografico vero e proprio. Infatti, oltre alla innegabile bellezza e fascino dei luoghi fotografati in varie stagioni, spaziando dal mare ai boschi alle montagne, Mario si sofferma sui particolari della vita quotidiana giapponese, rendendo le fotografie scattate un vero documento, che fa capire come variegato e bello sia quel Paese. Da un lato ci fa conoscere le bellezze naturali che lo contraddistinguono, dall’altro, ad esempio per la parte riguardante le foto del museo delle miniere, scava nel passato del secolo scorso offrendoci scorci di vita passata, di vita dura. Vi sono poi magnifiche immagini riguardanti l’edilizia tradizionale “a pagoda” contrapposte a quelle dell’edilizia moderna; fotografie che solo guardandole infondono un profondo senso di pace ed invitano alla meditazione contrapposte a fotogrammi che immortalano la frenetica vita giapponese di oggi, di un Giappone che ha vissuto anche le atrocità del bombardamento atomico ed ha saputo rinascere dalla polvere e dal dolore per diventare una delle potenze mondiali in campo tecnologico e scientifico ed economico. Un insieme di foto ricordo che oltre a ricordare momenti piacevoli ed inusuali stanno a documentare, a rendere un’immagine non artefatta della quotidianità del Giappone e della sua storia. Foto non da guardare, ma da gustare, assaporare nel loro complesso, sono belle prese singolarmente, sono magnifiche viste nella loro totalità. Mario, gioca anche sulle parole, fotografando insegne di negozi che recano vocaboli che da noi hanno un altro significato; non disdegna neppure la natura, ora selvaggia, ora calma e dolce…né le tradizioni che in alcune istantanee vengono immortalate così come sopravvivono da secoli. Ci mostra insomma non le foto del turista ma un completo reportage su un Paese ed una società che pochi fortunati di noi italiani conoscono, praticamente un libro fotografico che racconta in maniera virtuosa il Giappone, le sue tradizioni, la sua vita quotidiana, la sua gente e perché no? I suoi problemi e le sue ricchezze che speriamo ora non vengano intaccate dai noti problemi della centrale atomica di Fukushima che desta molta preoccupazione in tutto il mondo ed incombe come una nube densa di pioggia minacciosa, come quelle fotografate, su quel magnifico Paese che Mario ci ha così piacevolmente e magistralmente documentato: il Giappone.

http://www.flickr.com/photos/margiu25/sets/72157638115896134/

In giro per il Giappone

Selezione di fotografie dei miei quattro viaggi in Giappone, due invernali (2003 e 2009), uno autunnale (2006) e uno estivo (2007).

Foto di posti noti come Tokyo, Nikko, Kyoto, Nara, Hiroshima, Nagasaki, e posti molto meno noti come Hitachi, Mito, Takahagi, Izura, Ichinoseki, Hiraizumi. Persone, natura, costruzioni ipermoderne e tradizionali, cibi, pubblicità, cerimonie.

http://www.flickr.com/photos/margiu25/sets/72157638115896134/

Tu n’as rien vu à Hiroshima

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“Tu n’as rien vu à Hiroshima” (Gallimard, 2009) rappresenta una risorsa preziosa per chi voglia investigare un’opera così affascinante e misteriosa come “Hiroshima, mon amour”, celeberrimo film del 1959 di Alain Resnais. Si tratta di un volume collettaneo che raccoglie alcuni saggi sul film, il carteggio tra Alain Resnais e Marguerite Duras, autrice della sceneggiatura ma assente dal set del film in Giappone, un’intervista alla protagonista femminile Emmanuelle Riva, e diverse foto prese dalla stessa Riva a Hiroshima nei giorni precedenti l’inizio della lavorazione del film. Risorsa preziosa e che però rigorosamente si mantiene nel solco dell’atmosfera di mistero e di paradosso del film, ben evidenziata dalla scelta del titolo, che è una della battute più suggestive del film e che appare davvero singolare come titolo per un libro largamente fotografico.

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Trento e “Mayors for Peace” 平和市長会議

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Memore della lettura che papà ci faceva da bambini di “Hiroshima il giorno dopo” di Robert Jungk, in occasione del mio primo viaggio in Giappone nel 2003 sono andato a visitare sia Hiroshima che Nagasaki, rimanendo molto impressionato da quanto ho visto nei relativi musei.
A Nagasaki c’era anche una rastrelliera con i nomi di tutti i comuni del mondo, membri dell’associazione Mayors for Peace – fondata dai sindaci di Hiroshima e Nagasaki con lo scopo di ottenere la messa al bando delle armi nucleari – tra le quali con meraviglia non ho trovato Trento. Per questo ho acquistato una copia del catalogo per il Sindaco e sono andato a trovarlo al mio ritorno pensando di sfondare una porta aperta.
Era il 25 febbraio 2004 e Pacher disse: “Faremo senz’altro”.
Passati invano alcuni anni con alcuni inutili solleciti, ho suggerito ai Consiglieri Comunali di Trento Antonio Coradello e Nicola Giuliano, ai quali va il mio più sentito ringraziamento, di presentare l’Ordine del Giorno  che si trova al seguente link:
finalmente approvato il 27 febbraio 2013. Sperando che non rimanga lettera morta.

Su antichi sentieri dal Monte Koya al tempio di Ise 熊野古道

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Arrivo al Kansai International Airport verso fine luglio-inizio agosto con volo Turkish (scalo a Istambul).

Trasferimento in treno a Kyoto (1 ora) dove si soggiorna in un tempio, il shunkoin, nella parte nord-ovest della città http://www.shunkoin.com/direction.html

A Kyoto si visitano il Palazzo Imperiale, la foresta di Arashiyama, Villa Katsura, il quartiere di Gion e i templi più importanti come Ginkakuji, Kinkakuji e Ryoanji. Si fanno poi alcune escursioni sui monti sacri che circondano la città, anch’essi popolati di templi: Kurama, Konpira, Hiei, Fushimi Inari Taisha, cominciando così ad apprezzare quella compenetrazione tra natura e spiritualità che caratterizza quegli aspetti del Giappone tradizionale che il viaggio si propone di scoprire.
Il Kinkaku-ji
Il 5 agosto trasferimento a Hiroshima con treno locale (6 ore e tre quarti), conformemente alla natura lenta e riflessiva del viaggio.
A Hiroshima si alloggia al camping Tsutsumigaura di Miyajima, dal cui molo si può prendere un ferry diretto per il Peace Memorial Park.
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La mattina del 6 agosto si assiste alla Peace Memorial Ceremony e poi si visitano l’A Bomb Museum e i monumenti che costellano il parco. La sera invece, proprio accanto al parco, si tiene il Toro Nagashi, durante il quale migliaia di lanterne di carta colorata vengono rilasciate sulle acque del fiume Ota in una cerimonia che ha lo scopo di aiutare gli spiriti dei defunti a raggiungere l’aldilà.
Al ritorno da HIroshima verso il Kansai, tappa a Himeji per visitare il famoso castello. Pernottamento a Nara e visita ai suoi templi. Il giorno dopo si raggiunge il monte Koya dove si pernotta in un tempio da scegliere: http://eng.shukubo.net/temple-lodging.html
Dal Monte Koya inizia il lungo pellegrinaggio a piedi che, passando per i tre santuari di Kumano descritti da Mishima, condurrà al grande tempio di Ise, dove sono custoditi i simboli del potere imperiale, la spada, il gioiello e lo specchio. 330 km pianeggianti da percorrere comodamente in una decina di giorni.
Qui si trovano le mappe dettagliate dell’intero percorso:
Qui invece si trovano alcuni video sul Kumano Kodo:
In alternativa alla partenza da Koyasan, si può scegliere un altro percorso per raggiungere Kumano Hongu, lungo la cresta del Monte Omine. Si tratta di una sorta di alta via in cresta, intorno ai 1800 metri, pure essa costellata di templi e tutt’ora sede di riti iniziatici e di training ascetici, rispetto ai quali peraltro l’alpinismo non può dirsi pratica del tutto profana.
Qui l’interessante resoconto di un pellegrino francese: http://www.shugendo.fr/fr/okugake-shomudo-ermitage-p%C3%A9lerinage-2011-japon
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